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CGIL: IL LAVORO GRANDE ASSENTE DALLA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO.

3/5/2017

 

 

“Una manovra nella quale, ancora una volta, il grande assente è il Lavoro. Una manovra che non mostra alcuna ambizione di rilancio del Paese, anzi, lo lascerà in una fase di stagnazione”. È questo in estrema sintesi il giudizio della Cgil sul Decreto n.50, illustrato quest'oggi dalla segretaria confederale Gianna Fracassi in audizione dinanzi alle Commissioni congiunte Bilancio del Senato e della Camera.

 

Tra le valutazioni generali, la Cgil evidenzia come l’incremento dell’indebitamento netto strutturale di 3,4 miliardi di euro rappresenti “l’ennesimo intervento di correzione dei conti che lascerà l’Italia in stagnazione, combinando austerità e liberismo, senza sospingere la crescita del Pil”. Inoltre, “nel Decreto è presente una serie di aggiustamenti tecnici di natura amministrativa, procedurale e normativa, nonché di incentivi fiscali, che appaiono a vantaggio prevalentemente delle imprese. Ancora una volta - denuncia la Cgil - manca il lavoro, soprattutto quello giovanile".

 

Nel dettaglio, sui temi di Pubblica Amministrazione e lavoro pubblico la Confederazione esprime preoccupazione per “l'ulteriore riduzione della spesa pubblica, tagli per altri 460 milioni di euro che avranno un impatto diretto sulla domanda aggregata”. Per le autonomie locali, la Cgil precisa come occorrano “più risorse, e l'estensione del turn-over occupazionale”. In merito alla spesa sociale “il sindacato, unitariamente, chiede al Governo certezza che i Fondi vengano 

ristabiliti alle cifre concordate: 311,56 milioni di euro per le Politiche Sociali, 500 milioni per la Non Autosufficienza”.

 

Sulle risorse e misure previste dal Governo per le zone colpite dal terremoto, il sindacato di Corso d'Italia evidenzia tre nodi: “le risorse, 1 miliardo di euro stanziato per ciascuno degli anni dal 2017 al 2019, non sono finalizzate solo alle zone terremotate; il progetto 'Casa Italia' risulta quindi sotto finanziato; mancano risorse per gli ammortizzatori sociali”. Sulla decontribuzione dei premi di 

produttività, la Cgil ritine “sbagliata la scelta di introdurre il concetto di reddito non assoggettato a contribuzione in quanto produce un danno sul versante pensionistico per i lavoratori”.

 

“Invece di perseguire politiche messe in campo dai precedenti governi, che non hanno funzionato poiché non hanno avuto il tratto espansivo necessario a far ripartire il Paese, occorrerebbe - conclude la Cgil - 

un piano straordinario per l'occupazione, soprattutto giovanile e femminile, stimolare gli investimenti pubblici e un nuovo welfare, soprattutto nel Mezzogiorno, e redistribuire la ricchezza con una 

riforma organica del sistema fiscale all'insegna della progressività e dello sviluppo.”

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